KIRSTEN DUNST SECONDO TAKASHI MURAKAMI (CHICCA)

Eccoci qui con una vera chicca. Chi ha visto la mostra “Pop Life – Art in a material world” alla Tate Modern nel 2009 se lo ricorderà di certo: è il video prodotto da Takashi Murakami e diretto da McG (Charlie’s Angels, non a caso) e interpretato da una splendida Kirsten Dunst che, con parrucca turchina, diventa la principessa Akihabara Majokko. È un po’ la quintessenza della poetica un po’ cazzona (e un po’ no) di Murakami. Perdonatemi se ho impiegato così tanto per trovarlo.

Buon divertimento.


I’m turning japponese, I really think so…

GOOGLE ART PROJECT: PAS MAL…

Non ho avuto modo di dedicarci tempo, ma L’Art Project di Google ha l’aria di essere una cosa fatta davvero bene. Al di là delle visite virtuali in stile “street-view”, la cosa più incredibile mi sembrano le opere in alta risoluzione. Per alcune, non tutte, ci si può “avvicinare” talmente tanto che si può distinguere la struttura della singola pennellata. Beccatevi, ad esempio, The Starry Night di Van Gogh o Il figliol prodigo di Rembrandt, (meno ad effetto, ma più testoriano questo Cristo Risorto di Gaudenzio Ferrari). Per la fretta non sono riuscito a capire se si tratta di un progetto in corso d’opera oppure no. Sarebbe comunque interessante capire quali sono stati i criteri di selezione delle opere, perché talvolta sono davvero incomprensibili.
Qui sotto i due video ufficiali con la presentazione del progetto e il “making of”.



APERTURE PORFOLIO 2010 – VINCE LO SVIZZERO GIAPPONESE

L’Aperture Portfolio 2010 è stato assegnato al giovane fotografo svizzero David Favrod per la serie intitolata “Gaijin”. In realtà Favrod non è proprio svizzero-svizzero (capita a tantissimi svizzeri) ma è svizzero-giapponese perché sua madre, appunto, è nata in Giappone. La storia di questo porfolio inizia quando David scopre, a diciotto anni, che il Giappone non gli concede la doppia cittadinanza. Eppure lui, nato e cresciuto in un paesino sul lago Lemano, a casa aveva respirato molto della cultura materna anche grazie allo stretto rapporto con i nonni.  Così decide di ricostruire il proprio Giappone in Svizzera. Dimenticavo: “Gaijin” in giapponese significa “straniero” o “forestiero”.

Qui sotto alcune delle immagini premiate dalla Aperture Foundation (clicca per ingrandirle).

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Autoportrait

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Paysage

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Sans Titre

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Souvenier de ma gran-mère

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Godzilla

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
.

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Mes grands-parents e moi

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Mes grands-parents

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Paysage

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Autoportrait

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Sumo

David Favrod, GAIJIN, Aperture Portfolio Prize 2010
Paysage

Già che ci sono: c’è un’altra fotografa svizzera il cui lavoro è stato segnalato al Portfolio Prize. Si chiama Anne Golaz, le foto le potete vedere qui.

MARCO CINGOLANI E L’ATTENTATO A WOJTYLA (ALLE STELLINE)

Alla mostra “Pittura europea dagli anni 80 a oggi” in corso alla Fondazione Stelline di Milano è esposto anche questo quadro del pittore milanese Marco Cingolani intitolato “Attentato al Papa” (1989).

Marco Cingolani - Attentato al Papa, 1989

Ho poi trovato online questa intervista di Massimiliano Gioni all’artista, che dice qualcosa del quadro e molto di Cingolani. Qui il brano più significativo:

Massimiliano Gioni: Ciononostante i tuoi coetanei avevano Duchamp: un maestro, se vuoi, al quale guardare. Tu avevi una figura che nel tuo universo avesse lo stesso valore che Duchamp aveva nel loro?

Marco Cingolani: Ma, vedi, dal mio punto di vista loro erano degli antiquari. Io cercavo un altro committente, che non era né il museo né la borghesia. Era dio, in un certo senso: quando il committente è dio, si dipingono i cieli di Tiepolo. Quando il committente è la borghesia, dipingi marine e paesaggi. Se poi il committente è la piccola borghesia, allora costruisci oggetti, perché sono le cose che il piccolo borghese riconosce e mette in casa. Ormai in casa si prende un’installazione piuttosto che una resurrezione, che invece mette in scacco la normale percezione della vita. Ecco cos’era Il ritrovamento del corpo di Moro: era il ritrovamento di Cristo e di qualsiasi morto. E L’attentato al Papa diventa attacco all’Occidente, amplificato dai media, come in una specie di gigantesca agorà.

CHECCO ZALONE ALLA CERTOSA DI GAREGNANO

Da qualche giorno volevo fare un post sull’ultimo film di Checco Zalone.  Purtroppo però mi vedo costretto a parlarne bene. Dico subito che il film non l’ho visto, ma fa niente. Per quello che voglio dire basta il trailer qui sotto.

La scena in cui Checco ferma la delegazione di monaci buddisti che vogliono entrare in chiesa è girata nello bellissimo chiostro della Certosa di Garegnano. Dal trailer non si vede, ma la facciata di questa Certosa è una delle facciate più belle di Milano. All’interno, poi, si trova uno straordinario ciclo di affreschi di Daniele Crespi sulla vita di San Bruno. Vale davvero una visita.

Certosa di Garegnano Matrimonio in Certosa

Altra nota “artistica” su questo film: il quadro con l’ecstasy di Santa Teresa è un quadro realizzato ad hoc dal pittore pugliese Rino Sgarra, quindi non andatelo a cercare al Museo del Duomo.

Ultima cosa: non avendo visto il film non lo posso dire con certezza, ma dai pochi scorci che si vedono dal trailer anche qui Milano appare davvero una città cinematografica. Lo è da sempre. Qui sotto, ad esempio, l’incipit de “La notte” di Michelangelo Antonioni, anno domini 1961, in cui il Pirellone e la città vista dal grattacielo appaiono in tutta la loro bellezza.

SAVE THE DATE: GERHARD RICHTER ALLA TATE MODERN

Gerhard Richter, tate modern, london 2011
Gerhard Richter, Reader, 1994

Segnatevi queste date: 6 ottobre 2011  –  8 gennaio 2012. È inutile che fate quella faccia… no no no… non ditemi poi che non lo sapevate e che non avete fatto in tempo ad organizzarvi… Perché sarà certamente una mostra da non perdere quella di Gerhard Richter alla Tate Modern di Londra annunciata come la più importante retrospettiva degli ultimi vent’anni del grande pittore tedesco nella capitale britannica. Ci saranno tutti i suoi cicli più importanti: i photo-paintings, i quadri sulla Baader-Meinhof, giù giù fino a September del 2005, il grande quadro sull’11 settembre.

Io ho già prenotato il volo. E voi?