TOP ART BLOG – UNA LISTA PER IL 2010

TOP ART BLOG 2010 - atsmediacontactsIl 2010 è finito ormai da un pezzo ma chissenefrega. Ecco un’altra classifica molto utile: quella dei migliori blog d’arte dell’anno stilata dal sito Artsmediacontacts. Nella classifica c’è qualche certezza (ad esempio che il blogger dell’anno sia Jonathan Jones del Guardian non ci stupisce), ma soprattutto ci sono tante sorprese. Le sorprese, evidentemente, direttamente proporzionali alla mia ignoranza, ma tant’è. Comunque mi sembra uno strumento utile per chi ha voglia di informarsi o imparare come si fanno i blog sull’arte contemporanea.

Manco a dirlo tutti i siti segnalati sono in inglese, ma fa niente.

A proposito, lancio un sondaggio tra i miei quattro lettori: segnalatemi i blog sull’arte IN ITALIANO che seguite e che trovate interessanti. Chissà che dopo il Flower Prize per l’arte contemporanea, non mi inventi anche il Flower Prize per il miglior blog…

Per le segnalazioni utilizzate i commenti qui sotto.

THE BURN, FOTOGRAFIE DI JANE FULTUN ALT

Lindsay Pollock ha segnalato sul suo blog la classifica dei “2010 Most Exciting Photographers” stilata da Rebecca Senf, curatrice del Center for Creative Photography e del the Phoenix Art Museum. Al di là dell’autorevolezza e del significato dell’operazione vi segnalo questa serie di foto di Jane Fultun Alt intitolata “The Burn”.

The Burn, Jane Fultun Alt, 2010 The Burn, Jane Fultun Alt, 2010
The Burn, Jane Fultun Alt, 2010 The Burn, Jane Fultun Alt, 2010
The Burn, Jane Fultun Alt, 2010 The Burn, Jane Fultun Alt, 2010
The Burn, Jane Fultun Alt, 2010 The Burn, Jane Fultun Alt, 2010

Qui la fotografa americana spiega il contesto in cui queste immagini sono state realizzate.

BUON NATALE DA NONAME

Bramantino, Fuga in Egitto, 1510 circa, Orselina

Dal Giornale del Popolo del 24 dicembre 2010

di Davide Dall’Ombra
In questa vigilia di Natale il nostro augurio è affidato ad uno dei quadri più celebri del Canton Ticino, il dipinto intorno al quale è stata costruita la mostra sul Rinascimento nelle terre ticinesi in corso alla Pinacoteca Züst di Rancate. Questa tavola di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino venne realizzata per il Santuario di Orselina intorno al 1510 ed è frutto di una commissione d’eccezione, grazie alla quale fa il suo ingresso in Ticino uno dei più importanti pittori del Rinascimento. Bramantino è un artista di grande cultura ed eccentricità che sorprende ad ogni prova per l’invenzione delle proprie composizioni, ricchissime di riferimenti aulici e spiazzanti per le soluzioni formali. Il genio di Bramantino sa qui celare la sua cultura e scalarla in piani che non disturbino la percezione del semplice fedele, al quale restituisce la consueta immagine di una Fuga in Egitto: un Angelo che indica la via, Giuseppe che accompagna Maria e Gesù Bambino, posti sull’asinello. In una commisurata distribuzione di doni, all’osservatore attento il pittore regala però suggestioni più colte, da sempre causa di grattacapi iconografici che i curatori della mostra a Rancate hanno sciolto. Di chi sono, infatti, quelle gambe che spuntano tra le zampe dell’asino? Perché l’Angelo che indica la via a Giuseppe non ha le ali? La risposta è nella fonte usata per dipingere questa Fuga: il Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo, dove a condurre la Famiglia non è un singolo angelo, ma tre ragazzi e una ragazza. Un sottotesto colto, usato in modo esplicito già da Giotto agli Scrovegni.

Ma il sottile muoversi sul crinale delle due rappresentazioni della Fuga non è la più sostanziale dimostrazione di un’intelligenza piegata alla fruizione popolare. Ciò che rimarrà indimenticabile per il visitatore natalizio della mostra – aperta fino al 9 gennaio – e al pellegrino che al termine dei restauri si recherà al Santuario locarnese, sarà ben altro. Le imponenti figure in primo piano non nascondono infatti lo splendido paesaggio raffigurato nella parte alta del dipinto. È la Svizzera vista da un italiano: quei cieli che si fan nubi, quelle rocce che si fan castelli, quei ghiacci che si fan montagne, a lor volta trapuntante da fortezze, merli e palazzi. Non si tratta di registrazioni puntuali, perché, come ogni italiano, della Svizzera Bramantino porta a casa la sua versione; ma è indubitabile che del Ticino rivediamo qui tutti gli umidi boschi, sentiamo soffiare, distintamente, i venti freddi delle Alpi che fanno stringere Giuseppe e Maria nei loro ampi e pesantissimi mantelli. Tutto partecipa di questa ruvida carezza di brina che avvolge le figure umane, immerse in una nebbiolina che ne fa sfumare i contorni, sciolti all’aria della bruma. Spesso le figure di Bramantino appaiono lievitate, soprattutto nei volti, quasi fossero stati scaldati come pane al forno, tanto che gli occhi si fanno piccoli e delicati. Ma qui, potremmo esserne certi, la dilatazione è avvenuta non per il calore di una storia, ma per l’umidità di una temperie geografica. Qui il motore è il freddo umido che ci ridesta al mattino, è lo spirito che soffia nella natura che ci abbraccia ancora oggi, se ci svegliamo anche solo nel sottoceneri. Un vento che ci entra nelle ossa, ma nel quale non possiamo non riconoscere qualcosa di rassicurante, di nostro. È un freddo strano, misteriosamente gravido, perché è il freddo della vita. Il freddo di cui quel Bambino non ha paura, di fronte al quale non si copre, impegnato com’è ad offrirci il petto nudo ben prima del costato ferito. Un freddo che Lui viene a scaldare in modo indicibile e desiderabile, tanto che Maria, più vicina al Bambino, può scostare il mantello, mentre Giuseppe, simile ad un filosofo antico, è ancora tutto intento a dare spiegazioni che non varranno mai lo sguardo dolce, malinconico e pacificato della sua Sposa.

CARO BABBO NATALE…

Caro Babbo Natale,
l’anno scorso ho scritto a Gesù Bambino chiedendogli qualche piccolo regalo di Natale. Il Bambinello, come al solito, ha voluto far di testa sua e così anziché un Cy Twombly o una foto di Wolfgang Tillmans ha deciso di portarmi un anno pieno di sorprese e nuovi amici. Quest’anno ho deciso di lasciar fare a Gesù quel che meglio sa fare senza provare a interferire. Ma siccome sono incontentabile ho deciso di insistere con te, in fondo ti hanno inventato apposta per le cose superflue. Eccone un piccolo elenco.
Buone Feste,
Luca

Ps: vedi di combinare qualcosa, se no l’anno prossimo scrivo alla Befana.

1) Andreas Gursky, Dortumund, C-Print, 307 x 223.3 x 6.2 cm (framed), 2009
1) Andreas Gursky, Dortumund, C-Print, 307 x 223.3 x 6.2 cm (framed), 2009

2) Gerhard Richter, Fextal, Piz Chapütschin, Oil on photograph, 10 cm x 15 cm, 1992
2) Gerhard Richter, Fextal, Piz Chapütschin, Oil on photograph, 10 cm x 15 cm, 1992

3) Hasselblad, CFi 4/150
3) Hasselblad, CFi 4/150

IL PRESTIGIOSISSIMO “FLOWER PRIZE 2010” VA A JULIA KRAHN

La vincitrice del “Flower Prize 2010” è Julia Krahn con l’opera “Mutter”.
Motivazione della Giuria:

“L’artista riesce a far convivere tradizione e modernità in una profonda riflessione sulla maternità lasciando aperte diverse strade d’interpretazione. L’iconografia della Madonna con bambino privata della figura del figlio, infatti, lascia pensare contemporaneamente a una maternità desiderata, al pentimento per una maternità rifiutata e all’incapacità di una maternità morale. Il sentimento che pervade l’opera è quello dell’attesa che viene resa con lo sguardo della madre che fissa un vuoto che vuoto non sembra essere davvero. Il bianco panneggio, oltre ad essere simbolo di purezza, diventa una splendida culla per chi deve venire o per il ricordo di chi non c’è più. L’utilizzo della luce dall’alto, oltre a rendere omaggio alla tradizione caravaggesca, ridà all’immagine quella quantità di realismo che il paradosso della composizione aveva tolto”.

Qui trovate la lista dei finalisti e i criteri di selezione delle opere.

Venerdì 17 dicembre al Bar Genzana di Via San Gottardo a Lugano ci sarà la consegna del premio (un assegno di 13,5 Franchi svizzeri). A consegnare il premio sarà la gerente iraniana del bar. Sempre che non si scandalizzi per l’opera…

La vincitrice del “Flower Prize 2010” è Julia Krahn con l’opera “Mutter”.
Motivazione della Giuria:

“L’artista riesce a far convivere tradizione e modernità in una profonda riflessione sulla maternità lasciando aperte diverse strade d’interpretazione. L’iconografia della Madonna con bambino privata della figura del figlio, infatti, lascia pensare contemporaneamente a una maternità desiderata, al pentimento per una maternità rifiutata e all’incapacità di una maternità morale. Il sentimento che pervade l’opera è quello dell’attesa che viene resa con lo sguardo della madre che fissa un vuoto che vuoto non sembra essere davvero. Il bianco panneggio, oltre ad essere simbolo di purezza, diventa una splendida culla per chi deve venire o per il ricordo di chi non c’è più. L’utilizzo della luce dall’alto, oltre a rendere omaggio alla tradizione caravaggesca, ridà all’immagine quella quantità di realismo che il paradosso della composizione aveva tolto”.

Qui trovate la lista dei finalisti e i criteri di selezione delle opere.

Venerdì 17 dicembre al Bar Genzana di Via San Gottardo a Lugano ci sarà la consegna del premio (un assegno di 13,5 Franchi svizzeri). A consegnare il premio sarà la gerente iraniana del bar. Sempre che non si scandalizzi per l’opera…