RYAN MCGINLEY LASCIA INDIETRO TUTTI

Ryan McGinley, Somewhere Place, 2011

Ryan McGinley, Sly Fox, 2011


Ryan McGinley è un fuori classe. Ad ArtBasel la Allyson Jacques Gallery di Londra ha portato queste due fotografie. Impossibile non notarle. Tornato a casa ho pensato che da qualche parte dovevo aver visto qualcosa di simile. Sì, l’avevo già visto al Frieze dell’anno scorso ed era perfino finito in un mio post di “cartoline”. Queste due opere sono del 2011, ma McGinley nonostante sia del ’77 ha alle spalle una decina di anni di onorata cariera. La sua storia la spiega bene questo articolo del 2007 del New York Times ed è molto simile, forse non è un caso, a quella di un altro grande: Wolfgang Tillmans.
Il suo lavoro ruota tutto attorno al volto e al corpo umano. Sono immagini di un un vitalismo, sincero e allo stesso tempo raffinato, che non ritrovo in nessuno della sua generazione e forse neanche in quella precedente. Ecco, forse ha preso il testimone del primo Tillmans che con lui condivide la passione per la figura umana. In Italia non si è ancora visto ma negli Stati Uniti gode di una grande successo se è vero che a soli 24 anni ha realizzato una personale al Whitney Museum e l’anno scorso la Levi’s gli ha chiesto di realizzare la sua campagna pubblicitaria. La foto qui sotto, invece, in Italia è stata usata da Mondadori come copertina per il romanzo di Francesco Bianconi (il leader dei Baustelle).

Ryan McGinley, India (Coyote), 2010

Ma la cosa che più stupisce è la versatilità di questo artista che riesce a cimentarsi con il ritratto (bella questa serie sui vincitori degli Oscar del 2007) e lasciare senza parole quando punta l’obiettivo al cielo stellato.

Ryan McGinley, Night Sky (Pine), 2010