A JEFF WALL MANCA IL COLPO DEL KO

Jeff Wall, Young man wet with rain (2011), Pac, Milano
Jeff Wall, Young man wet with rain (2011), 284x158 cm.

Capitò che quando i coniugi Becher andarono in pensione e lasciarono vacante la gloriosa cattedra di fotografia all’Accademia di Dusseldorf, venne chiamato a sostituirli Jeff Wall. L’avventura del fotografo canadese durò poco. Ci fu uno studente che alla prima occasione gli puntò contro una pistola carica. Non premette il grilletto, ma il gesto fu sufficiente per far capire a Jeff Wall che doveva cambiare aria. E si dimise.
Forse il gesto fu un po’ eccessivo, ma rese bene l’idea della distanza tra i mondi della Scuola di Dusseldorf e quello di Jeff Wall. Si tratta in entrambi i casi di fotografia al servizio dell’arte concettuale, o arte concettuale che si fa fotografia. Quel che fa la differenza, secondo me, è la dimensione della narrazione. Completamente assente nel magistero dei Becher e costitutiva nello stile di Wall.
Detto questo, sono andato con molta curiosità a vedere Actuality, la mostra di Jeff Wall al Pac di Milano e curata da Francesco Bonami. La cosa che si capisce dopo quaranta secondi passati in mostra è che nessun catalogo può restituire anche solo minimamente l’impatto delle immagini costruite da Wall. È un po’ come, si parva licet, pretendere di capire La zattera della Medusa senza trovarsi di fronte ai suoi sette metri di larghezza. Questo capita anche alle immagini non retroilluminate, come Young man wet with rain (2011) o Band & crowd (2011).

La perizia tecnica di Wall è davvero notevole. L’idea dei lightbox (praticata almeno dal 1975) è affascinante. La ricerca della composizione colta, fatta di geometrie e citazioni dalla storia dell’arte, è intrigante. Eppure, almeno nella mostra del Pac, Wall non è riuscito a mandarmi al tappeto. Ho l’impressione che le sue immagini siano in grado di rimetterti in moto la testa, ma non il cuore.

HO VISTO MAURIZIO CATTELAN A PALAZZO REALE

Maurizio Cattelan - La nona ora - Milano - Sala delle Cariatidi - 2010

Sono andato a Milano per l’innaugurazione della mostra di Maurizio Cattelan. Qualche nota a margine:

1) Ieri Milano sembrava pronta per il giorno del giudizio. Pioveva che Dio la mandava. Apocalypse.

2) Il dito medio in Piazza Affari (L.O.V.E.) è rivolto verso chi guarda e non verso il palazzo della Borsa. Dunque l’interpretazione più comune che se n’era data alla vigilia è ribaltata.

3) Bella l’idea dello stesso Cattelan che venerdì sul Corriere proponeva di trasformare Piazza Affari in una Trafalgar Square milanese…

4) Il piedistallo è dello stesso materiale della facciata del palazzo della Borsa. La mano, di marmo di Carrara, è una mano marziale, con dei venoni molto virili. Sembra staccata da una parete della Stazione centrale. L’opera è talmente ben collocata nello spazio della piazza che sembra quasi sia là da sempre.

5) Sono entrato nella Sala delle Cariatidi con le prime 40 persone, tra cui assessor Finazzer F., Simona Ventura, belle gnocche venute direttamente dalla settimana della moda, fotografi cameramen ecc ecc. La gente è riuscita a fare sì e no tre passi sulla moquette rossa della sala. Poi si è fermata. Il chiasso e il vociare si sono fermati di colpo per almeno un minuto o due. Nel frattempo era iniziato il suono marziale del tamburino che veniva dall’alto. Là in fondo il Papa colpito, attorno le cariatidini cadenti illuminate da una luce soffusa. L’ambientazione è da day after. Sembra di essere in un tempio greco o in una cattedrale romanica. Alla fine, dopo questa manciata di secondi, lo stupore è stato travolto dalla normalità, e l’evento mondano è potuto continuare.

6) Considero una performance nella performance la visita guidata che Francesco Bonami ha tenuto personalmente a favore di Simona Ventura & telecamera. La faccia cadente di lei annuiva con gesti lenti e solenni. Quando sono passati alla sala del “libro d’artista” si sono toccati momenti sublimi. Ad esempio quando Bonami ha “mostrato” (spiegato sarebbe dir troppo) il pannello con il cavallo appeso del Castello di Rivoli. Dice: “il cavallo è vivo”. E lei: “Noooo”. Lui: “Scherzavo…”. Lei: “Davvero?”.