CARCERI DEL KGB, VILNIUS

Bambini lituani all’entrata del “Museo delle vittime del genocidio” che si trova a Vilnius nell’ex sede del KGB. In trasparenza i volti delle vittime della repressione sovietica. Il museo è stato inaugurato nell’ottobre del 1992. Quei bambini, probabilmente, non erano ancora nati.

La parte più importante dell’esposizione sono le carceri della polizia segreta. Aperte nell’autunno del 1940, sono state abbandonate nell’agosto del 1991. Tutto è rimasto come allora. Qui l’ufficio del resposabile di turno dove venivano controllati i documenti dei nuovi prigionieri.

In questo ufficio venivano prese le impronte digitali e scattate le fotografie per l’indentificazione.

I cappelli degli ufficiali del KGB. A distinguerli dagli altri ufficiali era la banda azzura.

Una delle 23 celle rimaste. Inizialmente erano una cinquantina. Le persone arrestate venivano tenute in questo carcere fino alla fine del loro interrogatorio che, in alcuni casi, poteva richiedere un anno intero. Dopodiché i prigionieri venivano mandati nei gulag siberiani, kazaki e del circolo artico. Migliaia di dissidenti sono passati da queste celle.

Il corridoio della prigione. In una di queste celle vengono conservati alcuni sacchi con i resti di documenti distrutti dagli ufficiali del KGB tra il 1988 e il 1991. Vi sono poi le celle di rigore e quelle destinate agli interrogatori sotto tortura. La ricostruzione di cosa avveniva nelle singole parti del carcere è stata fatta anche grazie alle testimonianze di ex-dissidenti.

Questa è la porta che collega il carcere alla sala delle esecuzioni. Tra il 1944 e i primi anni Sessanta vennero uccise qui più di mille persone. Tra il 1944 e il 1947, il capo della prigione, il tenente colonnello V. Dolgirev, si occupava personalmente delle esecuzioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *