PASQUA NELLA TERRA DEGLI SCEICCHI/2


Dal Giornale del Popolo del 22 marzo 2008

Abu Dhabi. Unaver è un ragazzo malese di 21 anni. È arrivato ad Abu Dhabi poco più di un anno fa per lavorare come cuoco in uno dei tanti alberghi della città. Questa notte, alla veglia di Pasqua, riceverà il battesimo. Sì, perché se è vero che nei Paesi del Golfo è severamente vietato il proselitismo nei confronti dei musulmani, nulla vieta a un non musulmano di domandare di diventare cattolico. Sembra quasi impensabile, ma sono molte le persone che scoprono la fede proprio qui, nella terra degli sceicchi e dell’Islam. Unaver, per la verità, proviene da una famiglia cattolica che per mille ragioni non lo ha fatto battezzare quando era un neonato. A dodici, tredici anni Unaver prova a frequentare il catechismo nelle Filippine ma, lui che le preghiere le aveva imparate solo in inglese, non ha voglia di impararle di nuovo in filippino. Nel frattempo la madre si converte all’Islam, ma non forza il ragazzo a diventare musulmano. Ma arrivato ad Abu Dhabi la vita si fa dura: il lavoro in cucina è stressante, non conosce quasi nessuno. Viene preso dalla noia e dalla tristezza. Poi un giorno un amico lo porta alla Messa di padre Muthu, il parroco della Saint Joseph’s church di Abu Dabhi. In lui scatta qualcosa. La seconda volta ci torna da solo. «Ho incominciato a sentirmi più in pace e ho chiesto a padre Muthu di iniziare il catechismo per ricevere il battesimo». Perché non hai scelto la religione di tua madre? «Per la libertà e poi perché, qui, i miei peccati possono essere perdonati». Insieme a Unaver questa sera alla Veglia di Pasqua riceverà il battesimo anche Tong Wang, una giovane hostess cinese. «Fin da piccoli – racconta Wang – il Governo cinese ci insegna che Dio non esiste e che non c’è nulla dopo la morte. Un giorno di dieci anni fa, però, sono capitata per caso in una chiesa dove stavano leggendo un racconto della Bibbia. Era il racconto del figliol prodigo: non avevo mai sentito qualcosa di simile e rimasi molto colpita. Poi sono andata a vivere in Malesya dove alcune mie amiche frequentavano una chiesa. Ho cominciato ad andarci anch’io». Wang, però, si trasferisce in Australia dove decide di entrare nella Chiesa anglicana. «Il problema degli anglicani – racconta – è che loro riconoscono la Madonna come madre di Dio, ma non la pregano. E questo, per me, è un di meno». Per questa hostess cinese la preghiera è diventata importante: «È davvero un sostegno per la propria vita. Sai che c’è qualcuno in cui puoi confidare. Io, ad esempio, prima di ogni decollo mi faccio il segno di croce e prego per me e per tutti i passeggeri». Wang non è l’unica cinese che ha scoperto la fede negli ultimi anni negli Emirati Arabi. Leonina, una filippina molto attiva nella vita della parrocchia, racconta di esser stata madrina di battesimo di una signora emigrata per lavoro dalla Cina. «Spesso la gente chiede il battesimo perché vuole sposare un cattolico e ho chiesto la stessa cosa anche a lei. Mi ha risposto subito di no. Lavorava al Duty Free dell’aeroporto di Abu Dhabi, i suoi colleghi erano tutti cattolici filippini e vedeva in loro qualcosa che lei non aveva. Allora ha voluto sapere che cosa li rendesse così umani nel lavoro. E ha chiesto il battesimo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *