SALLUSTI SI REINVENTA "L’ORDINE"

INTERVISTA A ALESSANDRO SALLUSTI

Dal Giornale del Popolo del 3 giugno 2008

Quattro giornalisti, sei pagine, una testata storica e come direttore uno dei “ragazzacci” del giornalismo italiano. Così rinasce “L’Ordine” di Como: alla guida di Alessandro Sallusti, uno che giornalisticamente all’Ordine ci è nato per poi passare dal “Sabato”, “Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Corriere della sera”, “Il Gazzettino”, La Provincia” e, con Vittorio Feltri, a “Libero”. In edicola uscirà ad ottobre.

Sallusti, com’è nata l’idea di un nuovo giornale?
Era un mio sogno nel cassetto quello di ridare vita a “L’Ordine”. Una sorta di debito da pagare: è stato il giornale con il quale ho iniziato una professione che mi ha dato tante soddisfazioni. L’intuizione è che i giornali generalisti, anche quelli locali, assorbono pienamente la loro funzione di giornali di servizio, ma lasciano aperta un’esigenza di mercato: quella di un giornale indipendente di opinione. Questa intuizione l’ho sperimentata con Vittorio Feltri fondando “Libero”.

E “Libero” è stato un successo…
Sì, questo mi ha fatto pensare che l’esperimento si potesse provare anche a livello locale. “L’Ordine” sarà un giornale di seconda lettura, di opinione, che copra un’esigenza di mercato che secondo me esiste. Oggi la gente vuole avere opinioni, provocazioni culturali, politiche, più che notizie con le quali già è bombardata.
È un tipo di giornale che non esiste, come pensa di farlo?
Con esattezza non lo so, come con esattezza non sapevamo come fare “Libero”. Io non credo che esista una ricetta, il giornale è una cosa che devi vivere giorno per giorno. Io sento a pelle che lo spazio per questo giornale esiste. Il tentativo sarà di unire i problemi locali con quelli nazionali. Ad esempio: se a Como si discutesse se costruire o no una moschea, si tratterebbe sicuramente di un problema locale, ma dal punto di vista culturale e politico il problema sarebbe generale. Allora su questo problema della moschea di Como perché non fare intervenire, ad esempio, Magdi Allam o Daniela Santanchè? Oppure: se a Como c’è il problema delle municipalizzate: è giusto privatizzarle? È giusto portarle in borsa? Perché non chiedere il parere di grandi economisti nazionali che portino un contributo per alzare il livello del dibattito locale?
Ha già in mente qualche firma?
<+tondo>No perché non ci sono dei contratti, siamo molto poveri… Ma immagino che se di volta in volta a seconda dei temi interpello persone con le quali ho lavorato per anni nei vari giornali in cui sono stato, credo che non sia un grosso problema convincerli a partecipare a questo “gioco”.

“L’Ordine” era proprietà della Curia, ora a chi appartiene?
Oggi l’azionista di maggioranza sono io, perché la condizione per intraprendere questo progetto è che il giornale sia dei giornalisti, che sia completamente sganciato da ogni potere. Altrimenti bisognerebbe scendere a molti compromessi. Oltre a me, i soci di questa società sono da una parte Carlo Ripamonti, un imprenditore avanti con gli anni, molto prestigioso che non ha interessi politici sulla città. Dall’altra gli Angelucci, gli editori di “Libero”, che parteciperanno dando un supporto tecnico all’impresa.

L’orientamento resterà cattolico?
Il giornale che rinasce sarà un giornale laico, i tempi sono cambiati, io sono l’editore e non sono né prete né vescovo, sono laico. Ma culturalmente non avremo nessun problema a stare nel solco di quella che è la tradizione de “L’Ordine”. Io ritengo che il cattolicesimo sia uno dei pilastri, se non “il” pilastro della nostra società.

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