THE UNCOMMON READER


Lo confesso: vado pazzo per Alan Bennett. L’ultimo suo libro “La sovrana lettrice” è stupendo. Scritto con la solita irriverente e ironica raffinatezza britannica, è un libro davvero divertente. Bennett ha una eccezionale capacità di strappare la pelle di dosso alla gente senza, quasi, che se ne accorga. La regina è quella che ne esce meglio. Humor inglese, ma non solo. Una radiografia dell’establishment britannico da una parte, e una riflessione culturale non da poco dall’altra. Chi ha amato, come me, “Nudi e crudi”, “La signora nel furgone” e “Signori e signore” non se lo lascerà scappare di sicuro.

E’ ARRIVATO IN LIBRERIA

Corro alla Melisa a comprarlo. Non so quando lo leggerò, ma visto quanto l’abbiamo menata su questo blog… ora ci tocca. (Grazie a Max per la segnalazione)

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco».

Da: www.einaudi.it
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.

E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

I-PHONE


Come un qualsiasi blogger e-radical-chic scrivo anch’io un post sull’i-phone, l’oggetto feticcio prodotto dalla apple e che ormai tutti vorrebbero avere. Dico che se per caso avesse l’1% dei difetti che ha il mio prestigiosissimo Nokia N73 non ne varrebbe la pena. Camillo, che pure è un fan apple, ha fatto una recensione dell’oggetto che neanche per la sentenza su Calciopoli.
Ovviemente se me lo regalano, non lo butto.

THE NEW NEW JOURNALISM

Per la serie “libri che mi piacerebbe leggere ma che so che non leggerò mai”, segnalo (grazie a Martin Fuchs) il libro “The New New Journalism”, sottotitolo: “Conversation With America’s Best Nonfiction Writers On Their Craft”. L’autore è Robert Boynton.

La quarta di copertina dice: “Quarant’anni dopo che Tom Wolfe, Hunter S. Thompson e Gay Talese lanciarono il movimento “New Journalism”, Robert S.Boyton incontra diciannove protagonisti di quello che lui chiama il “New New Journalism” con i quali discute di metodi, scritture e carriere.
I “New New Journalists” sono i primi e i più brillanti reporter che si immergono negli argomenti che trattano. Jon Krakauer accompagna una spedizione di alpinisti sull’Everest. Ted Conover lavora per un anno come guardia carceraria. Susan Orlean segue gli appassionati di orchidee per rivelare una sottocultura ossessiva poco nota. Adrian Nicole LeBlanc spende quasi un decennio riferendo di una famiglia nel Sud Bronx. (…)
Come fanno? In queste interviste rivelano le tecniche e l’ispirazione dietro i loro lavori di successo: dalle penne che usano, ai registratori, le lunghe corse in macchina, i modi di assumere identità. Il tutto per comprendere come nasce una grande inchiesta”.

LA POLVERE DI ALLAH

Esce oggi nelle librerie italiane, presto spero in quelle svizzere, l’ultimo libro di Luca Doninelli. Ecco il risvolto di copertina:

“Adamo, il padre di tutti noi, è stato creato dalla polvere, si legge nel Corano. Dunque sono polvere anche Naghib, Mamed e Omar, così come Luca, il narratore e testimone delle loro vicende, che ha conosciuto Naghib a Milano, nella redazione di un settimanale. Si sono incontrati o soltanto sfiorati da giovani, quando ancora tutto era possibile, tra Milano, Londra e Parigi da un lato del Mediterraneo; e Riyadh, Il Cairo e Beirut dall’altro…
In quegli anni si sono trovati a scegliere. Tra Oriente e Occidente. Tra il rock e il muezzin, tra le società finanziarie della City londinese e il nuovo giornalismo televisivo. C’è chi in nome della fede ritrovata ha abbracciato la lotta armata (per alcuni il «terrorismo»), fino a morire in Afghanistan con un mitra in mano. E chi invece, in nome della stessa fede, è diventato un pacifico uomo di studio. Che cosa li ha fatti decidere, il caso o il destino? La mano di Allah o una libera scelta personale? E certo hanno avuto un ruolo la tradizione e la cultura in cui sono cresciuti. Non è facile capire vicende umane insieme così simili e così diverse dalle nostre. La stessa amicizia tra Naghib e il narratore soffre le ingiurie della storia e della cronaca.
Molto più delle analisi e delle filosofie, possono servire gli incontri. E può servire anche una storia come questa, dove due uomini non rinunciano a incontrarsi. Senza dimenticare che, come annota lo stesso Luca Doninelli in appendice a questo romanzo di fulminante intensità: «Non è vero che per superare le barriere culturali sia necessario rinunciare a una parte di sé. Bisogna, piuttosto, cominciare a fare la fatica di conoscere davvero sé stessi».

McCARTHY, ARRIVA IL FILM DEI COHEN


Dopo essermi ripreso dalla tremenda notizia che annunciava l’esclusione dei film italiani dal Festival di Cannes, mi sono accorto che in quell’occasione sarà presentato il film dei fratelli Cohen tratto dal romanzo “No Country For Old Man” (che poi tradotto suona, come abbiamo scritto qualche post sotto “Non è un paese per vecchi”).Il trailer ancora non c’è, appena arriva lo segnaliamo (la foto qui sopra è l’unico documento visivo del film finora scovato – a parte la foto di Tommy Lee Jones vestito da sceriffo).