BRANCIAROLI: “SONO INIMITABILE”

Con questa intervista a Franco Branciaroli alla Stampa ho la conferma che molto spesso l’antipatia sia direttamente proporzionale al genio (non vale però il contrario). Il caratteraccio del grande attore in questa intervista emerge in modo sublime (vedi randellate contro il povero Baricco), ma raggiunge vette irrangiungibili quando si sé stesso dice: «Premesso che il teatro è voce, ci sono due tipi di voci. Una come la mia, inimitabile, in quanto voce di vasta gamma, di grandi mezzi, ma naturale. Le loro (parla di Vittorio Gassman e Carmelo Bene, ndr) sono invece voci costruite, inventate, dunque imitabili. Sto parlando di manierismo recitativo. Vale anche per Totò. Io, se faccio l’Humbert di Nabokov o Prometeo, cambio, perché interpreto. Carmelo se ne fotteva della psicologia. Il suo fascino è la voce. Se recito io, devono stare a sentire cosa dico». Al che l’intervistatore domanda. “Ha rinunciato ad essere una grande voce piuttosto che un grande attore”. E quello risponde: «Forse perché, essendo superdotato in quanto a voce sin da piccolo, questa facilità m’ha reso pigro, non m’ha spinto all’impegno». Insomma: Branciaroli inimitabile anche quando concede le interviste.
Per quanto riguarda l’ho spettacolo “Don Chisciotte”, che ho avuto la fortuna di vedere allo Strehler il mese scorso, vi segnalo questo articolo di Doninelli.

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