corrispondenze dal desk
Mai ridere delle disgrazie altrui
SPERANZA A BAGHDAD
Il New York Times ha pubblicato online uno speciale multimediale sulla vita a Baghdad che è cominciata a tornare alla normalità.
Che proprio il Nyt si prenda la briga di fare uno speciale su questo argomento è abbastanza significativo, vista la sua campagna mediatica contro la guerra e a favore del ritiro delle truppe americane. Un’altra buona notizia è la riapertura a Bahgdad della chiesa cattolico-caldea di San Giovanni.
Ma se dalla capitale le notizie sembrano incoraggianti, così non è per Mosul.
HANNO NORMALIZZATO DAGO, DAGO È MORTO
Qualcuno mi ha raccontato, di prima mano, di aver sentito Giuliano Ferrara definirlo “l’ultima agenzia italiana che dà ancora notizie”. Per non parlare della ancor più autorevole Ficcanaso che dice che se “tutto ciò che esiste è su Google”, “tutto ciò che è importante è su Dago”. Fatto sta che il celeberrimo sito di Roberto D’Agostino ne ha fatta di strada in sette anni di vita. In principio erano i banner con le donne nude, poi spariti e relegati in Dagosex, rimasero le notizie più o meno gossippare. Questa mattina ancora una svolta (a dire il vero annunciata ieri): Dago cambia concessionaria di pubblicità perché, nonostante i trillioni di contatti giornalieri, gli introiti pubblicitari non erano proporzionati al valore commerciale del sito.
Vabbeh, direte, e allora? Allora volevo osservare come Dago sia stato ormai non solo sdoganato dal mondo giornalistico della carta stampata, costituito al 100% da gente con la puzza sotto il naso, ma da oggi entra a far parte anche dei siti “internet fatti come si deve”. Aveve visto la trasformazione? Degna di una e-factory fricchettona. I banner al punto giusto, caratteri proporzionati, addirittura ora per per scorrere tutta la striscia di notizie occore fare tre clic (= spazi pubblicitari moltiplicati per 3). DrudgeReport, in qualche modo il suo papà americano, è rimasto brutto come una volta, Dago invece s’è fatto il lifting come una Sandra Milo qualunque. Insomma è stato normalizzato. È praticamente morto. Appartiere ormai al passato.
ECCO I CENTRISTI DELL’AMBIENTALISMO

Il mondo si divide in gente di destra e gente di sinistra. Giusto,no? Come diceva Gaber le Marlboro sono di destra, le Nazionali sono di sinistra ect ect…
Nell’era dei premi Nobel ad Al Gore e all’IPPC, il giochetto si traduce in: è di sinistra chi urla alla catastrofe, è di destra chi dice che va tutto bene: avanti a tutto gas.
Sentite le ragioni degli uni, sentite quelle degli altri, i dubbi a me personalmente rimangono su entrambi i fronti, soprattutto perché le premesse dei due discorsi sono inconciliabili, quindi lo diventano anche le conclusioni che ne seguono (di solito i dati scientifici tirati in ballo nel dibattito sono contraddittori e soprattutto non sono verificabili dai comuni mortali, oltre che far litigare gli scienziati stessi).
Oggi, invece, ho letto questo articolo di Andrew C. Revkin, che poi è l’esperto in materia del New York Times. Parla di un paio di libri che cercano di mettere il campanile al centro del villaggio. Mi viene il dubbio che si tratti del “follinismo” applicato all’ambientalismo, ma varrebbe la pena considerare anche questi strambi approcci. Da quel che mi pare di capire le premesse restano tali (in estrema sintesi: l’uomo è buono VS l’uomo è cattivo) ma si cercano di mitigare le conclusioni.
Ma visto che parlo dell’argomento segnalo il documentario (molto di destra)”The global warming swindle” ovvero “La truffa del riscaldamento globale”. Di seguito la versione originale in ingese, anche se su YouTube l’avevo trovato anche in italiano (l’aveva mandato in onda Matrix): Parte 1,Parte 2, Parte 3, Parte 4, Parte 5
SÒLE PROFONDE
Ogni giornalista sogna di diventare il Bob Woodward o il Karl Bernstein della situazione. Fare il grande scoop che mette in ginocchio il potere. Camillo – al secolo Christian Rocca – lo ha raccontato più volte (lo fa ancora qui): quella del Watergate non fu la grande inchiesta che si è sempre voluto far credere e a imboccare Bob e Karl fu in poche parole la CIA, cioè, più o meno, lo Stato americano.
Conclude l’iconoclasta Camillo: “La lezione del Watergate, dunque, è poco mitologica, anzi conferma che anche la stampa indipendente (ammesso che esista) viene spesso usata come una buca delle lettere. Suggerisce, inoltre, che Gola Profonda più che altro era un Sòla Profonda”.
BIRMANIA: LE FOTO DELLA VERGOGNA
LEGGO SU ASIANEWS:
«“Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”.
Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente, forse non adatte a tutti i lettori».
Qui il link alla notizia (da cui si può accedere alle foto).
IL NOBEL PER LA PROPAGANDA
dal Giornale del Popolo del 15 ottobre 2005
Il giorno in cui Madre Teresa di Calcutta ricevette il premio Nobel per la Pace spiegò che «non ci sarebbe stata pace nel mondo finché si sarebbe permesso l’aborto». Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la notizia, riportata dalla rivista scientifica Lancet, che secondo le ultime stime ogni anno nel mondo ci sarebbero circa 41,6 milioni di aborti. Un bambino ogni cinque, cioè, non viene fatto venire al mondo. In Europa si arriva a una media di uno ogni tre, poiché nei Paesi dell’Est sono più gli aborti che le nascite. La più grande strage in atto oggi nel mondo. Eppure gli accademici di Svezia, dando il riconoscimento ad Al Gore, hanno premiato un grande sostenitore di quello che Giovanni Paolo II ha indicato come «imperialismo contraccettivo».
Quell’ideologia, cioè, che negli ultimi trenta anni ha diffuso e propagandato misure di aborto, sterilizzazione, contraccezione abortiva, soprattutto praticate sulle popolazioni povere dei Paesi in via di sviluppo. A questo si aggiunga che all’inizio degli anni Novanta il politico democratico aveva più volte rimproverato Bush padre per non aver marciato su Baghdad; e quando si trovò alla Casa Bianca al fianco di Bill Clinton approvò i bombardamenti sulla Serbia. Non è la prima volta che l’Accademia norvegese compie scelte discutibili, ma è un peccato vedere come il riconoscimento conferito a personaggi come Albert Schweitzer, Martin Luther King, il Dalai Lama e la dissidente birmana Aung San Suu Kyi, venga oggi “svenduto” a una figura così ambigua.
Non vogliamo negare che la salvaguardia del Creato, per la quale sono stati premiati Gore e l’IPCC, sia oggi un obiettivo prioritario per chi voglia promuovere la pace. I danni all’ecosistema non soltanto sono destinati a peggiorare la vita di tutti, ma minacciano di suscitare conflitti per l’accesso a risorse fondamentali divenute più scarse (come l’acqua) o per le pressioni migratorie dovute alla riduzione delle terre abitabili e coltivabili. Benedetto XVI, ai giovani riuniti a Loreto lo scorso settembre, ha speso parole chiare in proposito, invitandoli, «prima che sia troppo tardi», ad «adottare scelte coraggiose (…) per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile». Proprio perché siamo convinti dell’importanza della battaglia per la salvaguardia della natura (che non va mai scissa da quella per la salvaguardia della vita umana), riteniamo che tale campagna necessiti di testimonial di tutt’altro calibro.
Non è un mistero che il film catastrofista di Al Gore “Una scomoda verità” sia pieno di errori e di affermazioni esagerate volte a scuotere emotivamente lo spettatore (l’innalzamento dei mari di sei metri nei prossimi cento anni a causa dell’effetto serra, ad esempio, è un’assurdità smentita perfino dagli scienziati dell’IPCC ). Lo stesso IPPC, ente chiamato a monitorare i cambiamenti climatici, ha diffuso spesso cifre allarmistiche sul riscaldamento della terra, con lo scopo di «scuotere la gente e spingere i Governi a fare qualcosa». La sua vocazione, ormai più politica che scientifica, è testimoniata dalla decisione di far precedere la pubblicazione dei dati del suo ultimo rapporto da una nota sintetica rivolta ai policy-maker, senza che fosse possibile da parte dell’intera comunità scientifica verificare il reale contenuto del rapporto. Un metodo, a dire il vero, più propagandistico che scientifico.
Il Nobel per la Pace, insomma, regala un credito indebito a persone che si fanno portatrici di una visione oltranzista della difesa della natura, che vede nell’uomo un elemento di disturbo (da qui le politiche di controllo demografico e la diffusione dell’aborto). Noi crediamo, invece, all’ecologia promossa da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, che invitava a uno sviluppo che riesca a congiungere la dignità umana e il rispetto dell’ambiente. Se manca la prima, il secondo perde d’interesse. Se manca il secondo, è messa a rischio la prima.
WALK ON. DEDICATA AI MONACI BIRMANI
ALLARME!!! ANCHE LE CROCKS SONO PERICOLOSE
Lo confesso: le ho comprate anch’io. Confesso anche di averlo fatto perché un giorno, in prima pagina sul Corriere della Sera, è comparsa una foto di George W. Bush che le indossava. Il sillogismo, infatti, era semplice anche se fallace: Bush fa schifo, le Crocks sono le scarpe di Bush, le Crocks fanno schifo. E io me le sono comprate.
Ora, sempre sul sito del corriere, si dice che le Crocks sono addirittura pericolose se portate sulle scale mobili (vedi qui l’articolo). Il puzzle si ricompone e il sillogismo si inverte: le Crock sono pericolose, le Crocks sono le scarpe di Bush, Bush è pericoloso. Insomma tutta un polpettone politicamente corretto.
Esagero? Sì, esagero. E ora mi domando: c’era bisogno di scomodare Bush per giustificare il fatto che ho comprato un paio di zoccoli di plastica di dubbio gusto ecchepperò mi piaciono molto?

