IMMAGINATEVI LA SCENA


VIENNA, 7 SET – Forse per la pioggia, forse per colpa della tecnica, fatto e’ che l’impianto di altoparlanti ha fatto cilecca e il Papa ha interrotto anzitempo il suo discorso alla cerimonia su piazza Am Hof. Appena resisi conto del ‘silenzio’ del Papa, dato che le sue parole nel microfono non venivano rilanciate, diversi tecnici si sono affrettati a riparare il guasto ma senza esito. A salvare la situazione e’ stato l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn che si e’ precipitato verso il palco e ha energicamente urlato, mettendosi le mani a mo’ di megafono alla bocca, dando l’ordine verso i fedeli di cominciare a cantare il Padre Nostro. Subito dopo anche il coro intonava il canto religioso e dalla piazza risuonavano musica e cori festanti. La cerimonia e’ finita prima, e Benedetto XVI, col microfono riparato, ha impartito soltanto la benedizione e si e’ spostato poi dentro la chiesa Am Hof. (ANSA).

SE QUASI MILLE VI SEMBRAN POCHE


Il 5 settembre di dieci anni fa moriva Madre Teresa di Calcutta. In questa intervista ad Asianews, suor Nirmala Joshi, superiora delle Missionarie della Carità, spiega che “In questi 10 anni la nostra congregazione ha continuato a crescere. Siamo andate in 14 nuove nazioni e abbiamo fondato 166 nuove case in tutto il mondo, così a tutt’oggi siamo in 134 Paesi on 757 case. Attualmente abbiamo 4823 suore di 94 differenti nazionalità. Quando la Madre è tornata alla Casa del Padre, nel ’97, eravamo 3842. E nuove vocazioni continuano ad arrivare”. Insomma quasi mille nuove vocazioni in dieci anni.

IL NOSTRO EROE (PRONTI A SCARICARLO)

Qui la Rep. intervista Hugh Laurie, l’attore che interpreta il Gregory House della serie TV “Dr.House”. La parte peggiore che è in noi ama il dottor House, la parte migliore sopporta la parte peggiore. La nostra è una passione distratta e superficiale. Presto passerà. Nel frattempo segnaliamo una delle battute migliori della serie: “Mi pagano per curare le malattie, non i malati”.

RICHIESTE LEGITTIME

È forse il più bel titolo di giornale visto da quando abito in Svizzera. In fondo non hanno tutti i torti i redattori del Blick: ora che sono i campioni del mondo di vela gli Svizzeri pretendono il mare. Il porto più vicino è quello di Genova. Affàire à suivre.

BARZELLETTE ARABO-EUROPEE…

Da “Yalla Italia”, inserto mensile di VITA

Elemosine in metrò
Due marocchini che vivono in Italia si incontrano dopo tanto tempo. Uno è diventato molto ricco, l’altro praticamente vive come un barbone.
“Come hai fatto ad avere tanti soldi?”, domanda il secondo al primo.
“Semplice, chiedo l’elemosina nelle stazioni del metrò”.
“Bene, lo farò anch’io. Non sapevo fosse tanto redditizio!”.
Dopo qualche tempo si rivedono, ma il povero è sempre MESSO PEGGIO.
“Non ha funzionato. Ho rimediato solo qualche spicciolo. E dire che avevo preparato un bel caratello in cui dicevo che ero disoccupato, con molti figli ea carico e la moglie gravemente malata!”.
“Stupido!”, di risponde il primo. “A me danno un sacco di soldi perché il mio cartello dice: ‘Mi bastano ancora solo 10 euro e mene torno in Marocco’”.

Ahmed
Un ragazzino arabo viene interrogato a scuola dalla maestra: “Come ti chiami?”.
Risponde: “Ahmed ben Nour”.
L’insegnate ribatte:”Non è possibile vivere in Francia con un nome simile, d’ora in poi sarai Amedeo Benoist”.
Tornato a casa, quando la mamma lo chiama, non le risponde e infine dice: “Non mi chiamo più Ahmed, ma Amedeo Benoist. Son diventato francese”.
La madre lo rimprovera aspramente e il padre addirittura lo picchia.
Tornato a scuola malconcio, la maestra chiede cosa sia successo. Risponde: “Ero francese solo da un paio d’ore e due arabi mi hanno aggredito!”.

Saddam e Bush
Saddam: “Caro Bush, lo sa che ieri notte ho fatto un sogno?”.
Bush: “Che sogno era?”.
Saddam: “Ebbene, volavo con il mio aereo presidenziale sopra gli Stati Uniti d’America e ho notato che sulle case c’era una bandiera con la stessa scritta”.
Bush: “Uhh, interessante. Che cosa c’era scritto?”.
Saddam: ” C’era scritto: Allah è grande”.
Bush: “Ma non mi dica. Pere io ho fatto un sogno”.
Saddam: “Che piacevole coincidenza. Che sogno era?”.
Bush: “Volavo con il mio Air Force One sul Medio Oriente e ho notato la stessa bandiera sul tetto di ogni casa”.
Saddam: “E mi dica, che cosa c’era scritto su quelle bandiere?”.
Bush: “Mi piacerebbe risponderle, ma non so leggere l’ebraico…”.

IL DIRETTOR MASPOLI


Flavio Maspoli è morto il 12 giugno. Qui la lettera per ricordarlo scritta al direttore del Giornale del Popolo .

Caro direttore,
se oggi scriviamo per il suo giornale, in fondo, è anche colpa di Flavio Maspoli. È lui che con la sua irruente baldanza osò assumerci, noi ignari e inesperti neolaureati, nella redazione di TicinoOggi. Quell’esperienza, nonostante una partenza “kamikaze” e il finale inglorioso che tutti conoscono, fu tanto significativa per noi da non farci passare la voglia di fare questo mestiere. Maspoli era un direttore entusiasta che si buttò in quell’avventura con la foga di un ragazzino. Sperava di fare il direttore “da parata”, di arrivare in redazione verso mezzogiorno, poco prima della chiusura, per controllare che tutto fosse a posto; al massimo per scrivere un editoriale o un commento. Da subito, però, capì che il suo posto era lì. Arrivava in Piazza Pedrazzini non dopo le 5 del mattino, ansimante per aver fatto due brevi rampe di scale. Vi rimaneva anche 15 ore al giorno, dopo aver scritto l’editoriale, lo “Zampi”, il pensiero della sera e qualche articolo di sport. Dopo avere diretto due riunioni, coordinato il lavoro di redattori e collaboratori e sbrigato le mille noiose incombenze quotidiane che spettano a voi direttori. Nonostante già allora la sua salute fosse precaria, non si risparmiò mai. Con uno così ti veniva voglia di dare il massimo. E giorno dopo giorno, non senza errori e scivoloni, imparammo “i fondamentali” del giornalismo. Da direttore dava la massima fiducia ai suo giornalisti e, se era necessario, li difendeva fino in fondo. La creatività e l’improvvisazione erano all’ordine del giorno e spesso la linea editoriale la scoprivamo soltanto vivendo.
Caro direttore, lei ha mai cucinato una faraonica cena di Natale per tutta la sua redazione? Caro direttore, lei ha mai portato i cornetti per la colazione dei suoi giornalisti? Caro direttore, ha mai avuto il pensiero gentile di far recapitare un mazzo di fiori per il compleanno delle sue giornaliste? Piccole cose, per carità, ma che tradivano una grandezza d’animo non comune tra i “pennivendoli”, come li chiamava lui.
Alla fine ci fece perdere il posto di lavoro e avevamo tutto il diritto di avercela con lui. Lo fece nel peggiore dei modi. Anche se sappiamo che tra le mille ragioni (o non ragioni) che lo spinsero a falsificare quelle maledette firme c’era anche quella di sventare la chiusura del giornale che dava lavoro a tutti noi.
Durante i nove mesi di TicinoOggi nacque una stima reciproca tale che, ad avventura finita, furono moltissime le occasioni per rivedersi e per coltivare quella che poi diventò una sincera amicizia. Passati al Giornale del Popolo, Maspoli continuò a seguirci con affetto e la prima domanda era sempre: “Come va al giornale?”. E continuò a invitarci a cena a casa sua, tanto che qualcuno tra noi cominciò a declinare gli inviti per non rischiare di raggiungere il suo peso forma.
Ci scusi se facciamo perdere tempo a lei e ai lettori, ma pensiamo che in questi giorni affollati di ricordi più o meno sinceri sui di lui, anche la nostra testimonianza possa essere utile per far luce su una grande persona che sarà difficile dimenticare.

Raffaella Machiné
Nicola Mazzi
Luca Fiore

LA PRIMA VOLTA DI MCCARTHY IN TV

Cormac McCarthy ha rilasciato, per la prima volta nella sua vita, un’intervista. Lo ha fatto a Ophra Winfrey. Hanno parlato di molte cose, ma soprattutto di “The Road”, l’ultimo libro vincitore del Premio Pulizer.

Ophra: “What Cormac McCarthy want us to take away from “The Road”?

McCarthy: “Simply to care about things and people and to be more appreciative. Life is pretty dammed good, even more it looks bad. We should appreciate it more. We should be grateful, I don’t know who to be grateful to. You should be thankful for what you have…”

Il video dell’intervista lo trovate qui