C’E’ GROSSA CRISI


dal Giornale del Popolo del 25 gennaio 2008

Venti mesi fa il Governo italiano guidato da Romano Prodi nasceva con la speranza di vita di un malato terminale. Il cancro di cui era affetto si annidava, già dal primo giorno, tra le pieghe di una maggioranza disomogenea e litigiosa, divisa e irrequieta. Ad aggravare la diagnosi, poi, ha contribuito un risultato elettorale di sostanziale pareggio che, a causa di una legge elettorale mal concepita, ha generato equilibri parlamentari a dir poco precari.
Eppure, viste le premesse, questo esecutivo è sopravvissuto molto più tempo di quanto ci si sarebbe potuti aspettare e ha superato quasi indenne molti momenti politicamente difficili. Fino a qualche settimana fa l’abilità di gestione del potere di Romano Prodi era riuscita a medicare, non sempre sanando, le ferite che si aprivano sul corpo della maggioranza di governo. E va dato atto a Prodi di aver utilizzato tutta la sua propensione al compromesso e allo scambio politico, doti di cui non manca.
Tuttavia il quadro clinico del suo esecutivo è precipitato non a causa di un dibattito interno su uno dei classici temi scottanti (la finanziaria, la riforma delle pensioni, le imposte), ma a causa di un dossier da cui dipendeva la sopravvivenza di molte piccole formazioni politiche decisive per il Governo: la legge elettorale. Le dimissioni di Mastella, infatti, sono state sì provocate dalle inchieste su di lui e sul suo partito, ma hanno anche coinciso con l’accettazione da parte della Corte Costituzionale dei referendum abrogativi della legge elettorale che chiedevano la sostanziale scomparsa dal Parlamento dei piccoli partiti. Nel frattempo proprio sullo stesso argomento, Prodi era stato di fatto bypassato dalla convergenza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi che si dicevano pronti a un accordo per una riscrittura positiva delle regole elettorali. Prodi, dunque, era rimasto solo: abbandonato dai piccoli e snobbato dai grandi.
Ora il centrodestra (tranne Casini) chiede il voto anticipato, lo chiedono anche i leader dei partitini che approfitterebbero della vecchia legge elettorale. Veltroni si appella alla responsabilità politica e par di capire sia più propenso a un governo istituzionale per scrivere regole nuove per il voto. L’ultima parola l’avrà il presidente della Repubblica Napolitano che ha già fatto intendere di non gradire l’idea delle elezioni anticipate. Per un governo di transizione si dovrà far cambiare idea soprattutto a Berlusconi. E visti i sondaggi che, ad oggi, lo danno super vincitore alle ipotetiche elezioni, non sarà affatto facile.

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