GRAN TORINO

Torno ora dall’aver visto questo grandissimo film di Clint Eastwood. Due sole osservazioni: la prima è che non mi vengono in mente altri registi che siano riusciti a mettere uno in fila all’altro film come “Mystic River” (2003), “Million Dollar Baby” (2004), “Changeling” (2008) e, appunto “Gran Torino”. Per temi e intensità, davvero, non mi viene in mente nessuno negli ultimi venti anni.
Seconda osservazione: l’unico film che riuscirei a paragonare a questo è “Il cattivo tenente” di Abel Ferrara del 1992. Sono due film molto diversi, ma in entrambi è centrale il tema dell’immedesimazione del protagonista con Cristo. E’ vero, il film di Ferrara ha una scena irripetibile come questa e non lascia nessun margine di interpretazione. Clint Eastwood, però, ha dalla sua che è riuscito a fare un film per tutti, cosa che non si può dire del “Cattivo tenente”. Dopo “La Passione” di Mel Gibson (che non è un film per tutti), “Gran Torino” è l’ultimo grande film cristiano che mi sia capitato di vedere (ne ho in mente molto pochi che lo siano tout court e non semplicemente a causa del tema “religioso”). Capita spesso di vedere bei film che mettano in scena il tema della vita e della morte, ma nel migliore dei casi riescono a avvicinarsi alla sensibilità della tragedia greca o shakespeariana (il primo che mi viene in mente è “The departed” di Martin Scorsese del 2006. Questo “Gran Torino” è un’altra cosa. Guardatelo. E chi lo ha già visto ci ripensi, magari non è d’accordo con me. Ma magari sì.

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